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PROLOGO
Fine dello Zep Tepi - Dal 12000 al 15000 A.C.
- Frammento di Ricordo.
Il vento soffiava tiepido,
il deserto si stava facendo strada lungo la valle. Pochi secoli prima
il verde aveva vinto sul fango. Ma ora tutto peggiorava.
La mano di Horus toccò la roccia irruvidita della piramide. I granelli
di sabbia che vi erano sopra caddero al suolo uno dietro l'altro. Il petto
nudo, brillava sotto la tenue luce della luna. Qualche perla di sudore
rossastro scivolò lungo l'incavo al centro della schiena.
Horus spinse la mano sul meccanismo celato, la muscolatura forte si contrasse
e la roccia sprofondò verso la parete.
La madre attendeva dritta e immobile dietro di lui. La tunica la copriva
da capo a piedi, ma i capelli bellissimi, neri e lisci come la seta, piovevano
fuori dalla stoffa e volteggiavano nel vento, come morbidi gioielli di
ebano.
La porta segreta gridava per l'attrito mentre si apriva lentamente.
La madre parlò sussurrando.
"Hai deciso vero? Lo nasconderai qui?"
Horus si voltò solo un poco, senza davvero girarsi a guardarla.
La Madre osservò il profilo imperfetto del figlio. Il suo occhio
ferito stava ricrescendo. Ma ci sarebbero voluti ancora molti anni prima
che la vista tornasse perfetta come un tempo.
"E' l'ultimo degli Ankh Madre. L'ultimo che funzioni ancora. Se lo
tengo io, andrà perduto."
Prese l'arma in mano, passò le dita sulle incisioni lungo l'ansa
che sovrastava la croce. I segni del tempo avevano già intaccato
la superficie.
"Diverrebbe polvere nelle mie mani immortali. Come il verde di questa
valle, come tutto il metallo che abbiamo perduto." Camminò
lentamente verso l'antro buio che si era aperto nella parete della piramide,
vi entrò fino ad esserne inghiottito.
"Qui invece… forse…"
La voce del figlio riecheggiò
dentro la roccia e svanì come la sua immagine.
Isis restò immobile. Una sottile figura in mezzo alla notte. Immobile,
come una statua levigata di pietra calcarea il cui volto impassibile brillava,
bianco come la luna.
Ma una lacrima rossa scivolò lungo le guance spezzandone l'incanto.
Isis la percepì come fuoco sulla sua guancia ed il fiume nei suoi
occhi ruppe gli argini.
La madre pianse. Pianse per tutto quello che era stato.
Il grande esodo, la grande opera, la terribile guerra.
Tutto era finito, ma il presagio portato dall'avanzare del deserto la
turbava, rievocando il dolore di tutti quei secoli.
Un'ombra grande come il mondo li avrebbe accolti per i prossimi millenni.
Loro, i Guardiani degli uomini, ora sarebbero divenuti,
i Guardiani delle Ombre.
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