File - 0003 - IGDO - Frammento cap15 - Anno: 2022 - La Morte del Cacciatore 

La luce stroboscopica cancellava parte dei suoi movimenti, il volto era impassibile. Si muoveva elegantemente, con sicurezza verso la preda. Sul raffinato completo nero spiccava un indumento bianco, e questo serviva a trasformare un abito che normalmente lo avrebbe mimetizzato in uno strumento di evidenziazione.
Il ritmo assordante accompagnava i suoi passi, quel battito che faceva vibrare la sua carne lo inebriava. Come un cuore eterno, la musica pompava vita in tutte le sue cellule, le metteva in risonanza facendolo sentire parte di tutto questo.
Non avrebbe potuto trovare un altro posto che lo compiacesse come quello. Un locale dove giovani adorabili creature ballavano seminude seguendo l'istinto tribale, lasciando andare la mente.
E lui, il vampiro, era lì. Aspettava ogni sera la preda migliore, aspettava con la pazienza di chi ha tutta l'eternità davanti a sé.
Il nome del vampiro era Fabrizio. La sua vita oscura era cominciata 47 anni fa, quando un'aggressione si trasformò in una strage, e colui che aveva ucciso i suoi assalitori guarì le sue ferite e lo portò con sé, verso quella che chiamava "la lunga notte senza fine".
Nella sua mente si formarono le immagini del passato, il volto di Julien, l'amico immortale, il compagno del sentiero oscuro.
Fabrizio si ricordò delle prime notti, molte passate esclusivamente a parlare.
Passarono ore ed ore lui e Julien, a discutere del passato, un passato così remoto che si perdeva nei numeri, un passato a cui Fabrizio non credeva. Ricordò di essere stato affascinato dalle numerose leggende che si raccontavano sul principio e l'origine di tutto questo. Una delle più recenti era quella che diffondevano i Guardiani. Allora erano in pochi, forse erano addirittura fra i gruppi più deboli, ma da allora molti vi hanno creduto. A migliaia abbracciarono la loro disciplina.
... che idiozia, guardiani del gregge umano... pensò con disprezzo.
Gli vennero in mente le risate fatte con Julien, davanti a due bicchieri colmi, in uno dei centinaia di locali malfamati in cui si recavano, in cui cacciavano, o semplicemente parlavano, ignorando gli uomini e le puttane che li importunavano.
I loro sguardi a volte si fermavano sulla bella cameriera dalle forme provocanti, o sulla ragazza che beveva whisky e coca accanto al suo amante. Donne dai modo poco fini a volte, altre volte incredibilmente e piacevolmente brillanti, ma in qualunque caso, dallo splendido corpo! Era quello che a loro interessava, il loro corpo, ed il liquido vitale che scorreva al suo interno.
Pensavano, parlavano e ridevano... felici per la loro scelta: L'assoluta libertà, l'annullamento di qualsiasi ricerca della verità. L'unica verità era il piacere! Per vivere in quel modo il primo passo era accettare il proprio stato. Accettare di essere diverso dagli uomini, e per come la vedeva lui, Migliore.
Poi Julien morì.
Fabrizio non capì mai il suo gesto. Avevano parlato poche ore prima della luce. Gli occhi di Julien erano opachi, ma le sue labbra gli sorrisero per tranquillizzarlo. Era stanco, disse. Si era nutrito con svogliatezza, forse non gli era bastato.
Gli parlò dalla poltrona che dava sulla finestra. Gli disse di andare. Lui avrebbe aspettato ancora un po'. Voleva vedere la corona rossastra che precede il sole, solo il tempo di percepire il cielo sfumare dal blu scuro all'azzurro.
Fabrizio ebbe paura, sapeva del pericolo che il sole rappresentava per loro, preferiva rientrare sempre almeno un'ora prima dell'alba, ma Julien era così, era un nostalgico, non era la prima volta che rischiava un ustione per ammirare l'aurora.
Lo lasciò convinto di rivederlo la notte dopo.
Non fu così.
Al risveglio il dolore lo tramortì, il sangue gli si blocco in gola e uscì a piccole gocce dai suoi occhi.
Quello che restava di Julien era ancora sopra la poltrona, non si era mai alzato. La luce aveva consumato la sua carne, forse per alcune ore. I resti erano piccoli cumuli di cenere impalpabile che fuggivano alle sue dita.
Fabrizio cadde davanti alla poltrona, si piegò sugli abiti quasi intatti del suo amico e restò così a piangerlo, non ricordò di avere sofferto così per nessun altro. Il rimorso e la rabbia per non aver compreso lo paralizzarono per tutta la notte, ma all'alba fuggi nell'ombra.
Quella mattina Fabrizio decise che voleva continuare a vivere, e capì che voleva farlo per sempre.
La preda lo distolse dai ricordi, e gliene fu grato.
Passò sotto il suo sguardo attento ogni centimetro del corpo della ragazza.
Le gambe ben tornite erano fasciate da una spirale di tessuto blu che andava dalle caviglie fino ai glutei, lasciando scoperta la metà della sua pelle.
La compattezza dei suoi muscoli indicava l'uso di un elettro-stimolatore, e forse di piccole quantità di quel cocktail di ormoni tanto di moda. Ma l'elasticità della pelle del seno era naturale, e la cosa lo eccitava oltre misura. Il minuscolo Top bianco non lasciava spazio alla fantasia, il corpo della ragazza era li, nudo e vero. Il suo viso così crudelmente truccato era spezzato dallo sguardo malizioso di chi è preda per cacciare.
La scelse, ma non decise del suo destino. Forse avrebbe vissuto, forse no.
Iniziò ad avvicinarsi a lei, guardò con odio l'uomo con la barba rossiccia che lo fissava con insistenza da almeno quindici minuti.
... A te ci penso dopo!... pensò immaginandolo morto.
Si portò davanti a lei, avvicinandosi con la prepotenza di chi è sicuro della propria bellezza. Ed infatti, come mille altre volte, lei gli sorrise, ed inizio a desiderarlo. Il ritmo del ballo diminuì, come per magia, la musica seguì i movimenti sensuali di Fabrizio, seguì le sue mani, che senza aspettare, si posarono sulla pelle della ragazza, esattamente sul bordo della scollatura lungo la schiena. Le mani salirono lentamente seguendo le linee morbide dei muscoli, sfiorandola solamente con la punta delle dita. La ragazza inarcò la schiena e si trattenne per non ansimare. Fabrizio vide la sua pupilla allargarsi fino a ricoprire tutta l'iride, era il segnale, era sua!
La ragazza sentì un calore umido ed intenso salire dalle sue gambe e sconvolgerle il ventre. Ansimò senza potersi opporre.
Fabrizio avvicinò le sue labbra sul collo di lei, salì lentamente fino al suo orecchio provocandole altri brividi.
"Mi vuoi, ed anch'io ti voglio... andiamo via ora!" disse, poi scese di nuovo sul collo e lo sfiorò con la punta della lingua.
Le palpebre della preda scesero a metà sugli occhi e la sua mente seguì l'invito come se fosse un ordine.
All'uscita, Duccio, l'enorme buttafuori del locale, salutò con un cenno Fabrizio e sorrise mentre guardava il culo della sua nuova conquista.
Non era una novità!
"certo che ci sa fare quel figlio di puttana". L'altro buttafuori era più basso ma il torace era ipertrofico al punto da scoppiare, sembrava la caricatura di un culturista.
"Secondo me le droga, hai visto che occhi aveva questa?" aggiunse quasi sottovoce.
Dopo pochi istanti, quattro energumeni seguiti da un uomo più basso con la barba rossiccia, uscirono senza dire una parola. La scritta luminosa sopra al locale lampeggiava per un corto dello starter, le lettere formavano la parola
< Matilda Cyberpunk >.
La strada era deserta, i lampioni proiettavano l'ombra di Fabrizio e della ragazza sull'asfalto. L'auto di Fabrizio era parcheggiata a spiga in fondo alla via. Avrebbe portato la ragazza a casa sua, un piccolo lussuosissimo appartamento all'ultimo piano del centro PNR di Nervi. Guardò la splendida pelle lucida della femmina che aveva a fianco. Già pregustava il sesso ed il pasto, era tranquillo, una punta di felicità si allargava dentro di lui ogni volta che riusciva in una caccia, soprattutto se la preda era così piacevole.
Gli uomini di Williams spinsero la ragazza lontano, due di loro tirarono fuori dai soprabiti due armi di strana fattura.
Il caricatore che era obliquo sul lato dell'arma, scattò orizzontale quando la puntarono verso il vampiro. L'arma appariva goffa ed estremamente sbilanciata, ma quando le pistole spararono Fabrizio si rese conto del perché di quella bizzarra forma.
Quattro colpi lo raggiunsero alle braccia e alle gambe. Gli stiletti di resina e lega, ricoperti dal sangue, emergevano in parte dalle ferite. Fabrizio cadde a terra immobilizzato, non capiva il perchè della sua paralisi, non riusciva più a muovere i muscoli degli arti, ed il dolore, era forte come un'ustione da sole, era insopportabile nonostante l'autocontrollo e la disciplina.
Un grosso furgone nero arrivò facendo rombare il motore a combustione. Il portellone posteriore si aprì, solo allora Fabrizio vide l'uomo con la barba rossa, lo stesso che lo fissava nel locale. Lo lanciarono di peso dentro il furgone e salirono tutti.
Williams si avvicinò al volto del vampiro, l'essere con un ringhio cercò di azzannarlo alla gola, ma non era abbastanza vicino. Williams non si mosse ma gli uomini lo spinsero con violenza sul fondo del furgone.
Quando ritirarono le loro mani Fabrizio guardò negli occhi l'uomo con la barba.
"Perché mi fai questo?" chiese quasi in tono di supplica
"Per le tue colpe" rispose David Williams
Fabrizio tese i muscoli della gola per il dolore.
"Quale colpa ho? sono solo me stesso" disse il vampiro.
Williams non rispose, ma gli uomini si aspettavano che lo facesse ed il silenzio di quell'attimo lo fece inferocire.
Allora Fabrizio continuò.
"Quando il leone caccia le antilopi, esso è se stesso, è nella natura del leone cacciare le antilopi, come è nella mia natura cacciare gli uomini".
Williams sorrise ironicamente.
"Ti presento una nuova razza di antilopi figlio di puttana!" così dicendo fece un cenno ad uno dei gorilla, questi senza esitare sparò un'altro dardo sulla spalla destra di Fabrizio.
Il dolore era sempre più forte, i muscoli del ventre e del collo si tesero come corde ed il vampiro inarcò la schiena cercando di fuggire al male.
Williams prese un'arma dietro di lui, la forma era bizzarra come l'altra, ma l'ugello di uscita delle pallottole era per lo meno triplicato, il caricatore era nell'impugnatura, e sporgeva di almeno venti centimetri.
Puntò l'arma sul basso ventre di Fabrizio e ricominciò a parlare.
"Non voglio mentirti... tu morirai! Posso farlo rapidamente e senza dolore, decapitandoti. Oppure posso farlo durare per molte ore. Lentamente ed inesorabilmente, mutilerò il tuo corpo, e terrò gli occhi per ultimo affinché tu possa vedere ogni cosa".
La paura riempì il volto di Fabrizio, ma non bastava, allora David continuò.
"...e sarà molto doloroso, perché conosco l'anatomia di voi bastardi meglio di chiunque altro, so cosa usare, so dove farlo!"
L'arma scivolò velocemente sul polso di Fabrizio, la deflagrazione sparse le parti della mano su tutto il pavimento del furgone lordandolo di sangue ossa e muscoli.
Fabrizio urlò con tutta la sua forza, agitò la testa cercando di sopportare, era terribile, era come se ogni fibra della carne del braccio stesse per esplodere, il fuoco gli divorava le ferite, ed aumentava di secondo in secondo.
"penso che tu abbia capito bastardo, quindi ora affronteremo l'argomento... Guardiani!"
Fabrizio capì con orrore che sarebbe morto in modo terribile. L'agonia era appena iniziata, e quell'uomo l'avrebbe protratta per molto tempo. Lo avrebbe torturato fino all'alba, forse perché non avrebbe creduto alle sue parole quando gli avrebbe giurato che dei guardiani sapeva poco o nulla, o forse lo avrebbe fatto per il gusto di farlo, semplicemente per sfogare l'immenso odio che traspariva dai suoi occhi.

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