La pioggia scendeva imperterrita
da più di 5 giorni ormai, non sapeva perché era uscito
così, senza parapioggia, forse trovava quell'oggetto poco elegante,
goffo, poco adatto comunque ad un primo appuntamento.
L'impermeabile grigio sgocciolava copiosamente sull'asfalto, le gocce
tintinnavano le une sulle altre in una melodia assordante.
Di tanto in tanto qualche auto passava rapida per la piazza interrompendone
il ritmo.
Alex aspettava di fianco ad una panchina di plastica blu, ormai scolorita.
Era arrivato con più di mezz'ora di anticipo, stringeva in
mano la rosa olografica che aveva comprato, il suo sguardo nervoso
si perdeva fra i riflessi sfumati del cristallo, la sua mente volava
indietro nel tempo, tornava a 7 mesi fa', quando per la prima volta
in vita sua ,vide Anna.
Era da poco che aveva un
Olotek esterno. Lo usava per vivere mille vite che non avrebbe mai
vissuto. Viaggiava nel tempo e nello spazio dentro simulazioni perfette
in ogni dettaglio. A volte incontrava altri viaggiatori come lui.
Ci si riconosceva subito, per via dei dettagli e delle movenze. Fu
la spiaggia di Aantadis, fu li che la vide per la prima volta:
camminava leggera sulla spiaggia con lo sguardo perso, scivolava tra
la gente stesa al sole come se non dovesse essere lì.
Alex fissò il volto sognante , vide gli occhi nocciola balenare
contro i suoi, vide un corpo splendido, vivo e pronto ad esplodere
sotto il volto di una bambina, vide lo sguardo triste, le labbra carnose
leggermente imbronciate, e vide il sorriso disegnarsi su di esse quando
i loro occhi si toccarono. La guardò ancora e si innamorò
di lei.
Forse non accadde subito, forse successe poco dopo, quando lei si
avvicinò timida dicendo : "Ciao io ... sono Anna, e ...
è strano vero, io... non sono abituata a queste cose, è
la prima volta che vengo qui non so come ci si comporta in questi
casi" . Si rividero ogni giorno, per sette mesi.
Molto spesso tornavano su quella spiaggia. In quel luogo paradisiaco,
potevano stare in mezzo a mille persone collegate come loro, o stare
soli in un tramonto abbandonato, mentre l'unico contorno al calore
del loro corpo era il fruscio delle onde.
Passavano la maggior parte del proprio tempo collegati.
Anna era curiosa e vivace, ed in quel mondo, che non era vero, poteva
realizzare tutto quello che riusciva ad immaginare. Alex la accontentava
volentieri. Si riempiva di gioia al solo vederla sorridere. Ed il
suo cuore implodeva quando Anna saltellava dalla felicità scoprendo
un posto nuovo.
Viaggiavano su auto d'epoca nella Francia degli anni d'oro, camminavano
sui monti di Marte tenendosi per mano, come se fosse sempre stato
un luogo abitabile. Camminavano per le strade di Londra, prima dell'esilio
degli inglesi, prima della grande catastrofe.
A volte non avevano bisogno di tutto questo. Bastava una stanza di
un qualunque albergo di prima scelta, o un tavolino e due sedie in
un bar, e parlavano, parlavano dei loro sogni, delle loro paure, dei
loro problemi, di come tutto sembrava incredibile e semplice allo
stesso tempo, di come erano fortunati ad essersi incontrati. Ma c'era
un argomento che non trattavano mai, un argomento che veniva evitato
da entrambi, forse inconsciamente, forse per paura vera: non parlarono
mai di incontrarsi realmente, di vedere i propri volti direttamente,
di sentire le proprie voci, di toccarsi senza limitazioni, senza nessuna
perdita di sensibilità dovuta alla macchina. Non ne parlarono
mai per sette mesi.
Alex si svegliò angosciato quella mattina. Il suo stomaco gridava
di essere vuoto e si stringeva in piccoli crampi. Alex fissò
il soffitto e pianse. Sentiva che la sua vita era come il suo stomaco,
vuota e dolorante. Per un istante percepì tutta la sua esistenza
come una simulazione. Le cose più belle che aveva fatto in
vita sua non erano reali. Persino la sua storia d'amore, l'unica che
avesse mai avuto, era irreale. Oh certo, era vera nei sentimenti,
ma il resto non era mai realmente accaduto.
Decise di parlarle sulla stessa spiaggia in cui si erano incontrati
per la prima volta.
Camminarono sulla sabbia tiepida aspettando il tramonto. Quando il
cielo divenne rosso Anna lo baciò, Alex fece scivolare la veste
leggera di Anna. Iniziò a baciarle il collo, scese sui seni
mentre le sue mani la toccavano facendola gemere. Si sdraiò
sulla sabbia, le piccole onde cercavano di raggiungerli ma riuscivano
solo a sfiorare i loro piedi. Alex le disse che l'amava ed entrò
in lei.
Il cielo divenne blu scuro ed una luna troppo grande e luminosa iniziò
a riflettersi sulle accque immobili.
Alex strinse Anna al petto, afferrò il suo viso fra le mani
e la baciò come aveva fatto migliaia di volte.
"Io devo averti realmente Anna, sento che questo non mi basta
più, voglio vederti con i miei occhi, voglio toccarti con le
mie mani".
Anna lo fissò incredula, poi abbassò gli occhi sulla
sabbia bianca.
"Ho paura Alex, paura che possa essere diverso..."
Alex sedette sulla sabbia afferrandone un pugno.
"Anche io ho paura, ma non dobbiamo averne, siamo fatti per stare
insieme. Molti altri non aspettano così tanto per vedersi...
io ... io non posso vivere di illusioni ora che è importante.
Non posso Anna!"
Anna si alzò a sedere con lui sulla sabbia, aprì il
suo pugno facendone scivolare via la polvere bianca.
"Non aspettiamo più allora amore mio, voglio vederti domani".
Si diedero l'appuntamento il giorno dopo, avrebbero cenato insieme,
e per la prima volta il cibo li avrebbe nutriti, avrebbero mangiato
in uno dei ristoranti di Genova, o in casa di uno dei due, si stupirono
quando seppero di abitare tanto vicino.
Alex non dormì quella notte.
Adesso fissava incantato
la rosa olografica, i suoi occhi seguivano i contorni rossi dei petali
perfettamente riprodotti sul cristallo, pensava che quella sarebbe
stata l'unica illusione di quella giornata. Ma perché l'angoscia
non lo abbandonava? perché temeva in quel modo che le cose
non andassero bene? Appoggiò il cristallo sulla panchina. Un
pensiero lo torturava da ieri notte, il suo aspetto, non era quello
delle simulazioni, non differiva in maniera radicale, ma vi erano
delle differenze, differenze che adesso erano importanti.
Non ci aveva mai più pensato, ma quando comprò l'Olothek,
aveva alterato leggermente il suo simulato per apparire più
attraente. Perché diavolo non lo aveva detto ad Anna, perché?.
E se lei non lo avesse apprezzato adesso, se si fosse sentita ingannata
e offesa. Ma un altro pensiero gli torturava l'anima, quello che anche
lei fosse diversa, non solo nell'aspetto fisico, ma nella mente, nello
spirito. Se non fosse stata la stessa cosa, se i sentimenti che avrebbero
provato fossero diversi, se... se fossero incapaci di amarsi nella
vita reale.
Alex ebbe come una rivelazione, vide una vita in cui non sarebbero
mai potuti andare sulla Francia degli anni d'oro, vide una storia
vissuta in una triste Genova, non ci sarebbero mai state le montagne
di Marte su cui passeggiare stringendosi per mano. Parigi, Londra,
Roma, non sarebbero mai più state le stesse se non in un altro
simulatore. E allora quale era il senso di vivere nella realtà?
cosa sarebbe stato vero se non il grigiore di una vita sempre uguale?
Come avrebbero esaudito i loro desideri?
Alex appoggiò il biglietto accanto alla rosa olografica, le
gocce di pioggia iniziarono a bagnarlo lentamente...
"HO SBAGLIATO TUTTO...
TI PREGO PERDONAMI...".
Si allontanò dalla
piazza senza mai voltarsi, sperando che nessuno rubasse la rosa, sperando
che la pioggia non rendesse illeggibile il biglietto.
Non seppe mai se Anna la trovo, né se lesse il messaggio.
Non la vide mai più, né in rete né tanto meno
realmente, non sapeva perché non si mise a cercarla. Non si
collegò mai più al simulatore, forse per paura. Una
paura immensa ed incontrollabile. Paura di ritrovare e di perdere
ancora il suo... amore virtuale...