File - 0002 - IGDO - Frammento cap4 - AMORE VIRTUALE - Ricordo 


La pioggia scendeva imperterrita da più di 5 giorni ormai, non sapeva perché era uscito così, senza parapioggia, forse trovava quell'oggetto poco elegante, goffo, poco adatto comunque ad un primo appuntamento.
L'impermeabile grigio sgocciolava copiosamente sull'asfalto, le gocce tintinnavano le une sulle altre in una melodia assordante.
Di tanto in tanto qualche auto passava rapida per la piazza interrompendone il ritmo.
Alex aspettava di fianco ad una panchina di plastica blu, ormai scolorita.
Era arrivato con più di mezz'ora di anticipo, stringeva in mano la rosa olografica che aveva comprato, il suo sguardo nervoso si perdeva fra i riflessi sfumati del cristallo, la sua mente volava indietro nel tempo, tornava a 7 mesi fa', quando per la prima volta in vita sua ,vide Anna.

Era da poco che aveva un Olotek esterno. Lo usava per vivere mille vite che non avrebbe mai vissuto. Viaggiava nel tempo e nello spazio dentro simulazioni perfette in ogni dettaglio. A volte incontrava altri viaggiatori come lui. Ci si riconosceva subito, per via dei dettagli e delle movenze. Fu la spiaggia di Aantadis, fu li che la vide per la prima volta:
camminava leggera sulla spiaggia con lo sguardo perso, scivolava tra la gente stesa al sole come se non dovesse essere lì.
Alex fissò il volto sognante , vide gli occhi nocciola balenare contro i suoi, vide un corpo splendido, vivo e pronto ad esplodere sotto il volto di una bambina, vide lo sguardo triste, le labbra carnose leggermente imbronciate, e vide il sorriso disegnarsi su di esse quando i loro occhi si toccarono. La guardò ancora e si innamorò di lei.
Forse non accadde subito, forse successe poco dopo, quando lei si avvicinò timida dicendo : "Ciao io ... sono Anna, e ... è strano vero, io... non sono abituata a queste cose, è la prima volta che vengo qui… non so come ci si comporta in questi casi" . Si rividero ogni giorno, per sette mesi.
Molto spesso tornavano su quella spiaggia. In quel luogo paradisiaco, potevano stare in mezzo a mille persone collegate come loro, o stare soli in un tramonto abbandonato, mentre l'unico contorno al calore del loro corpo era il fruscio delle onde.
Passavano la maggior parte del proprio tempo collegati.
Anna era curiosa e vivace, ed in quel mondo, che non era vero, poteva realizzare tutto quello che riusciva ad immaginare. Alex la accontentava volentieri. Si riempiva di gioia al solo vederla sorridere. Ed il suo cuore implodeva quando Anna saltellava dalla felicità scoprendo un posto nuovo.
Viaggiavano su auto d'epoca nella Francia degli anni d'oro, camminavano sui monti di Marte tenendosi per mano, come se fosse sempre stato un luogo abitabile. Camminavano per le strade di Londra, prima dell'esilio degli inglesi, prima della grande catastrofe.
A volte non avevano bisogno di tutto questo. Bastava una stanza di un qualunque albergo di prima scelta, o un tavolino e due sedie in un bar, e parlavano, parlavano dei loro sogni, delle loro paure, dei loro problemi, di come tutto sembrava incredibile e semplice allo stesso tempo, di come erano fortunati ad essersi incontrati. Ma c'era un argomento che non trattavano mai, un argomento che veniva evitato da entrambi, forse inconsciamente, forse per paura vera: non parlarono mai di incontrarsi realmente, di vedere i propri volti direttamente, di sentire le proprie voci, di toccarsi senza limitazioni, senza nessuna perdita di sensibilità dovuta alla macchina. Non ne parlarono mai per sette mesi.
Alex si svegliò angosciato quella mattina. Il suo stomaco gridava di essere vuoto e si stringeva in piccoli crampi. Alex fissò il soffitto e pianse. Sentiva che la sua vita era come il suo stomaco, vuota e dolorante. Per un istante percepì tutta la sua esistenza come una simulazione. Le cose più belle che aveva fatto in vita sua non erano reali. Persino la sua storia d'amore, l'unica che avesse mai avuto, era irreale. Oh certo, era vera nei sentimenti, ma il resto non era mai realmente accaduto.
Decise di parlarle sulla stessa spiaggia in cui si erano incontrati per la prima volta.
Camminarono sulla sabbia tiepida aspettando il tramonto. Quando il cielo divenne rosso Anna lo baciò, Alex fece scivolare la veste leggera di Anna. Iniziò a baciarle il collo, scese sui seni mentre le sue mani la toccavano facendola gemere. Si sdraiò sulla sabbia, le piccole onde cercavano di raggiungerli ma riuscivano solo a sfiorare i loro piedi. Alex le disse che l'amava ed entrò in lei.
Il cielo divenne blu scuro ed una luna troppo grande e luminosa iniziò a riflettersi sulle accque immobili.
Alex strinse Anna al petto, afferrò il suo viso fra le mani e la baciò come aveva fatto migliaia di volte.
"Io devo averti realmente Anna, sento che questo non mi basta più, voglio vederti con i miei occhi, voglio toccarti con le mie mani".
Anna lo fissò incredula, poi abbassò gli occhi sulla sabbia bianca.
"Ho paura Alex, paura… che possa essere diverso..."
Alex sedette sulla sabbia afferrandone un pugno.
"Anche io ho paura, ma non dobbiamo averne, siamo fatti per stare insieme. Molti altri non aspettano così tanto per vedersi... io ... io non posso vivere di illusioni ora che è importante. Non posso Anna!"
Anna si alzò a sedere con lui sulla sabbia, aprì il suo pugno facendone scivolare via la polvere bianca.
"Non aspettiamo più allora amore mio, voglio vederti domani".
Si diedero l'appuntamento il giorno dopo, avrebbero cenato insieme, e per la prima volta il cibo li avrebbe nutriti, avrebbero mangiato in uno dei ristoranti di Genova, o in casa di uno dei due, si stupirono quando seppero di abitare tanto vicino.
Alex non dormì quella notte.

Adesso fissava incantato la rosa olografica, i suoi occhi seguivano i contorni rossi dei petali perfettamente riprodotti sul cristallo, pensava che quella sarebbe stata l'unica illusione di quella giornata. Ma perché l'angoscia non lo abbandonava? perché temeva in quel modo che le cose non andassero bene? Appoggiò il cristallo sulla panchina. Un pensiero lo torturava da ieri notte, il suo aspetto, non era quello delle simulazioni, non differiva in maniera radicale, ma vi erano delle differenze, differenze che adesso erano importanti.
Non ci aveva mai più pensato, ma quando comprò l'Olothek, aveva alterato leggermente il suo simulato per apparire più attraente. Perché diavolo non lo aveva detto ad Anna, perché?. E se lei non lo avesse apprezzato adesso, se si fosse sentita ingannata e offesa. Ma un altro pensiero gli torturava l'anima, quello che anche lei fosse diversa, non solo nell'aspetto fisico, ma nella mente, nello spirito. Se non fosse stata la stessa cosa, se i sentimenti che avrebbero provato fossero diversi, se... se fossero incapaci di amarsi nella vita reale.
Alex ebbe come una rivelazione, vide una vita in cui non sarebbero mai potuti andare sulla Francia degli anni d'oro, vide una storia vissuta in una triste Genova, non ci sarebbero mai state le montagne di Marte su cui passeggiare stringendosi per mano. Parigi, Londra, Roma, non sarebbero mai più state le stesse se non in un altro simulatore. E allora quale era il senso di vivere nella realtà? cosa sarebbe stato vero se non il grigiore di una vita sempre uguale? Come avrebbero esaudito i loro desideri?
Alex appoggiò il biglietto accanto alla rosa olografica, le gocce di pioggia iniziarono a bagnarlo lentamente...

"HO SBAGLIATO TUTTO... TI PREGO PERDONAMI...".

Si allontanò dalla piazza senza mai voltarsi, sperando che nessuno rubasse la rosa, sperando che la pioggia non rendesse illeggibile il biglietto.
Non seppe mai se Anna la trovo, né se lesse il messaggio.
Non la vide mai più, né in rete né tanto meno realmente, non sapeva perché non si mise a cercarla. Non si collegò mai più al simulatore, forse per paura. Una paura immensa ed incontrollabile. Paura di ritrovare e di perdere ancora il suo... amore virtuale...